Bps - Bper, parla Gianni Franco Papa, ceo di Bper Banca: «Non siamo una banca che conquista, ma che accoglie»

«Non spendiamo 4 miliardi per comprare una banca e svuotarla. La Popolare di Sondrio è un candidato ideale con cui crescere insieme, per dar vita a un gruppo ancora più solido e forte. Abbiamo le stesse radici e la stessa attenzione ai territori»

Sondrio

«Non siamo una banca che conquista, ma che accoglie. Con la Popolare di Sondrio creeremo un istituto più forte, ancora più vicino ai territori, alle imprese e alle famiglie. Abbiamo le stesse radici e la stessa attenzione ai territori». A poco meno di un mese dall’assemblea del 18 aprile in cui i soci saranno chiamati a deliberare sulla proposta di attribuire al board la facoltà di aumentare il capitale sociale in una o più volte, con emissione di un numero massimo di 657.409.377 azioni ordinarie senza valore nominale a servizio dell’Ops da oltre 4 miliardi sulla Banca Popolare di Sondrio, Gianni Franco Papa, il ceo di Bper Banca torna sulle ragioni dell’operazione lanciata il 6 febbraio.

Lo fa in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui, rispondendo alle obiezioni avanzate dal cda della Popolare che ha presentato un piano industriale triennale che prosegue secondo la strategia stand alone, ribadisce la comunanza con l’istituto di credito di piazza Garibaldi definendolo «il partner giusto per crescere» e rassicurando sulle intenzioni legate alla fusione.

«Non spendiamo 4 miliardi per comprare una banca e svuotarla – dichiara Papa -. La Popolare di Sondrio è un candidato ideale con cui crescere insieme, per dar vita a un gruppo ancora più solido e forte in un mercato che si consolida e in cui solo le realtà più forti potranno competere. Condividiamo con Sondrio le radici di banca popolare, abbiamo entrambe un’attenzione particolare ai territori, aiutiamo famiglie e imprese».

A domanda specifica se 290 milioni di euro di sinergie basteranno, il ceo chiarisce che «le sinergie non riguardano solo la Popolare di Sondrio, ma la nuova entità che andrà a costituirsi. Nelle operazioni fatte finora, non abbiamo licenziato nessuno: le uscite sono sempre state fatte su base volontaria, con prepensionamenti o pensionamenti. Il management del gruppo Bper è composto quasi per metà da manager che arrivano da istituti acquisiti. Crediamo nel nostro modello di business e che sia necessario avere banche più forti e resilienti. Quando abbiamo calcolato le sinergie abbiamo controllato tutto quello che potrebbe essere toccato da sovrapposizioni fisiche di sportelli e non ci sono timori occupazionali. Al contrario ci sono opportunità per migliorare la tecnologia e la sicurezza e ampliare la gamma di prodotti e servizi offerta ai clienti della Popolare. Acquisire una banca significa creare un istituto più forte, con una nuova identità che si relaziona con i territori considerando le loro specifiche caratteristiche».

Una delle grandi preoccupazioni è quella occupazionale. Papa non solo esclude licenziamenti, ma anzi parla di nuove opportunità legate al digitale. «Faremo 650 milioni di investimenti nei prossimi tre anni e abbiamo bisogno di circa 300 persone per l’It, i colleghi di Sondrio che operano nel settore avranno una valorizzazione fortissima. Lì creeremo una direzione territoriale con facoltà creditizie e manterremo il marchio perché crediamo nel valore della relazione con il territorio. Ai territori, come previsto dal nostro piano industriale, erogheremo nel triennio 20 milioni a favore di progetti sociali, culturali e sportivi».

Quanto a quella soglia del 35% su cui il cda della Popolare ha espresso più di un dubbio Papa dicendosi fiducioso del buon esito dell’operazione chiarisce: «Puntiamo al pieno consolidamento della banca, ma per trasparenza ci siamo riservati la possibilità di accettare un minimo di azioni pari al 35% più uno».

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